Gli ebrei cancellati. Tra gli arabi dilagava l'antisemitismo molti anni prima che nascesse Israele

 

Paolo Mieli scrive su Il Corriere della Sera del libro di Georges Bensoussan, Gli ebrei del mondo arabo.

 

Sotto l’occupazione tedesca della Tunisia (novembre 1942-maggio 1943) alcune case di ebrei furono saccheggiate e alcune donne ebree furono stuprate da musulmani. «In generale gli autori di queste violenze furono incoraggiati dai tedeschi», ha scritto Norman Stillman anche se, «temendo disordini di maggiore ampiezza, il comandante tedesco intervenne per mettere fine a quegli incidenti». Quegli «incidenti», in ogni caso, furono ricondotti — in tema di responsabilità — all’occupazione nazista. Ma lo stesso Stillman notò, non senza sorpresa che «i saccheggi di case ebraiche ad opera degli arabi furono più gravi dopo che i tedeschi si ritirarono dalla città». Proprio così: le violenze antiebraiche in Tunisia nel corso della Seconda guerra mondiale sono cresciute dopo il ritiro dei nazisti.

Gli ebrei cancellati. Tra gli arabi dilagava l'antisemitismo molti anni prima che nascesse Israele

Amore o guerra: il bivio fatale della teologia

Amore o guerra: il bivio fatale della teologia

Vito Mancuso scrive su Repubblica di
Non nel nome di Dio di Jonathan Sacks


La questione al centro del nuovo libro di Jonathan Sacks - "Non nel nome di Dio", edito da Giuntina - ce la siamo posta tutti, ma, formulata da colui che fu per molti anni rabbino capo della "United Hebrew Congregations of the Commonwealth" e che è una delle voci più autorevoli dell'odierno dibattito teologico internazionale, assume una certa perentorietà. Eccola: «L'ebraismo, il cristianesimo e l'islam si definiscono come religioni di pace e tuttavia tutte e tre hanno dato origine alla violenza in alcuni momenti della loro storia». Come mai? Come spiegare il paradosso di religioni che vogliono la pace e che però producono guerra e terrorismo? La questione interessa tutti, non solo i credenti, perché la religione è tornata sulla scena mondiale e tornerà sempre più; anzi, per Sacks il XXI secolo è «l'inizio di un processo di de-secolarizzazione di cui la prova principale


Il revisionismo biblico di Mosè

Massimo Giuliani scrive su Avvenire del libro
di Micah Goodman L'ultimo discorso di Mosè

Mosè, il primo revisionista storico. Ossia, il primo ad aver riscritto la storia dell’uscita dall’Egitto e della rivelazione al Sinai. Per attenuare la tesi, il filosofo israeliano Micah Goodman parla anche di Mosè come il primo commentatore della Bibbia, nel senso che i suoi discorsi nel Deuteronomio, il quinto libro della Torah, a ben leggerli sono dei commenti agli altri quattro, con lo scopo di stabilire le priorità della vita dei figli di Israele una volta giunti a vivere nel luogo della promessa divina, nella terra di Israele.

Il revisionismo biblico di Mosè

Una memoria da conservare

Una memoria da conservare

Giorgia Greco scrive su Informazionecorretta.it
del libro di Arnold Zweig La famiglia Klopfer

“E’ sconcertante osservare come i Klopfer siano numerosi: trascurerò ciononostante senza timore coloro che, con me, non hanno alcun rapporto. Per quanto mi riguarda, è comunque incantevole e rilevante penetrare nel regno del sangue e, attraverso una prudente psicologia e fisiologia, estrarre quell’oggetto singolare e ai miei occhi motivo di costanti, fondati interrogativi che prende il nome di io, e il mio io – insignificante per tutti tranne che per me – è la mia storia clinica che comprende quattro generazioni”.

Ritratto commovente e ironico di una famiglia ebraica arrivata in Germania dalla Russia, “La famiglia Klopfer”, dello scrittore tedesco Arnold Zweig che Giuntina manda in libreria in questi giorni, è un autentico capolavoro letterario. Di umili origini dopo gli studi di sociologia e cultura tedesca Zweig si rifugia nel 1933 in Palestina per sfuggire alle persecuzioni razziali, ritornando a Berlino solo nel 1948 dove muore nel 1968. Illustre rappresentante dell’espressionismo tedesco, influenzato dalla psicanalisi e interessato in chiave marxista ai problemi della società, Arnold Zweig si è dedicato a un’intensa attività letteraria in cui si segnala, oltre a saggi di critica letteraria, un ciclo di libri scritti sulla base delle esperienze nel primo conflitto mondiale, il più famoso dei quali “La questione del Sergente Grischa” è la storia di un innocente russo preso in trappola dalla macchina della giustizia militare.

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    Emozioni forti con Jami Attenberg

    Emozioni forti con Jami Attenberg

    Elisabetta Favale scrive su Mangialibri
    del romanzo di Jami Attenberg Da grande

    Il tempo si fa beffe di noi e passa inesorabile anche se non si è pronti, a crescere a diventare grandi a vivere, a essere adulti. Andrea ha ormai quasi quarant’anni e vive a New York ma è decisamente irrisolta e in maniera incostante va da un’analista con risultati abbastanza inconsistente.


    Il vero volto dello yiddish

    Il vero volto dello yiddish

    Wlodek Goldkron scrive su Il viaggio di Yash
    il capolavoro di Jacob Glatstein


    Se Jacob Glatstein non fosse scrittore yiddish, oggi sarebbe considerato a parità di un Kafka, Joyce o Svevo. Nato nel 1896 a Lublino in Polonia, morto a New York nel 1971, una vita, a partire dal 1914, trascorsa nella metropoli sul fiume Hudson, a differenza del suo collega Isaac Bashevis Singer, Glatstein non ebbe la brillante idea di tradurre i suoi libri in inglese mentre li componeva nell'idioma materno, e magari in una versione diversa rispetto all'originale, come faceva appunto il Nobel per assecondare i gusti di ogni pubblico.


    Identità ebraica e vendetta, torna Arnold Zweig

    Identità ebraica e vendetta, torna Arnold Zweig

    Arturo Bollino scrive su LuciaLibri di La famiglia Klopfer di Arnold Zweig

     

    Avventure rocambolesche e dense d’ironia caratterizzano “La famiglia Klopfer” dell’altro Zweig. L’ultimo erede della dinastia, raccontando di sognatori, contadini, commercianti e intellettuali, si districa fra la complessità della psiche umana e l’affresco del mondo ebraico-tedesco di fine Ottocento.

     


    Le vie della preghiera ebraica

    Le vie della preghiera ebraica

    Anita Mancia scrive su L'Ottavo di
    Schiudi le mie labbra di Haim F. Cipriani

    Ricco di dottrina biblica, talmudica e rabbinica, fulcro, quest’ultima, della preghiera ebraica, il libro di Haim Fabrizio Cipriani non si rivolge soltanto a lettori ebrei, ma a chiunque non abbia chiuso il suo rapporto con la Trascendenza. Ed è in questo spirito di ampio respiro che chi scrive ne affronta il testo.


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