Dalla Russia al Cile con furore

Wlodek Goldkorn scrive su Robinson
di L'acrobata di Laura Forti

In apparenza, la trama del bel romanzo di Laura Forti L’acrobata è semplice: una nonna scrive una serie di email a un nipote, per raccontargli la storia di suo figlio, padre quindi di chi riceve le lettere, morto combattendo. La nonna è una scienziata, abita in Svezia, ha un marito che la ama e ha appena ricevuto un importante premio. Il nipote è un clown, di quelli che lavorano con i bambini malati all’ospedale e abita in Cile. In mezzo: il figlio-padre, appunto, ucciso, dai sicari di Pinochet.

Dalla Russia al Cile con furore

La civiltà in cucina

La civiltà in cucina

Marino Niola scrive sul Venerdì
di Ricette e precetti di Miriam Camerini

La storia umana inizia con un morso di troppo. Quello di Adamo e di Eva che mangiano il frutto proibito disobbedendo al Signore. Che li scaccia dal paradiso terrestre e li costringe a faticare per vivere e soprattutto a cucinare per mangiare. Lo racconta Miriam Camerini in un libro delizioso intitolato "Ricette e precetti", appena uscito da Giuntina. Da quel lontano giorno, un filo doppio lega cibo e religione. Dietro ogni ricetta c'è un precetto, un obbligo o un divieto.


Il revisionismo biblico di Mosè

Massimo Giuliani scrive su Avvenire del libro
di Micah Goodman L'ultimo discorso di Mosè

Mosè, il primo revisionista storico. Ossia, il primo ad aver riscritto la storia dell’uscita dall’Egitto e della rivelazione al Sinai. Per attenuare la tesi, il filosofo israeliano Micah Goodman parla anche di Mosè come il primo commentatore della Bibbia, nel senso che i suoi discorsi nel Deuteronomio, il quinto libro della Torah, a ben leggerli sono dei commenti agli altri quattro, con lo scopo di stabilire le priorità della vita dei figli di Israele una volta giunti a vivere nel luogo della promessa divina, nella terra di Israele.

Il revisionismo biblico di Mosè

Una memoria da conservare

Una memoria da conservare

Giorgia Greco scrive su Informazionecorretta.it
del libro di Arnold Zweig La famiglia Klopfer

“E’ sconcertante osservare come i Klopfer siano numerosi: trascurerò ciononostante senza timore coloro che, con me, non hanno alcun rapporto. Per quanto mi riguarda, è comunque incantevole e rilevante penetrare nel regno del sangue e, attraverso una prudente psicologia e fisiologia, estrarre quell’oggetto singolare e ai miei occhi motivo di costanti, fondati interrogativi che prende il nome di io, e il mio io – insignificante per tutti tranne che per me – è la mia storia clinica che comprende quattro generazioni”.

Ritratto commovente e ironico di una famiglia ebraica arrivata in Germania dalla Russia, “La famiglia Klopfer”, dello scrittore tedesco Arnold Zweig che Giuntina manda in libreria in questi giorni, è un autentico capolavoro letterario. Di umili origini dopo gli studi di sociologia e cultura tedesca Zweig si rifugia nel 1933 in Palestina per sfuggire alle persecuzioni razziali, ritornando a Berlino solo nel 1948 dove muore nel 1968. Illustre rappresentante dell’espressionismo tedesco, influenzato dalla psicanalisi e interessato in chiave marxista ai problemi della società, Arnold Zweig si è dedicato a un’intensa attività letteraria in cui si segnala, oltre a saggi di critica letteraria, un ciclo di libri scritti sulla base delle esperienze nel primo conflitto mondiale, il più famoso dei quali “La questione del Sergente Grischa” è la storia di un innocente russo preso in trappola dalla macchina della giustizia militare.

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    Sontuoso

    Sontuoso "Bugiarda"

    Arturo Bollino scrive su Lucia Libri
    di Bugiarda di Ayelet Gundar-Goshen


    "Bugiarda” dell’israeliana Ayelet Gundar-Goshen le vale la piena consacrazione. Un’acuta riflessione sulla menzogna, sulle verità di comodo, su quanto siamo disposti a credere. Tutto inizia con la bugia di una ragazza, che sostiene di essere stata molestata da una celebrità al tramonto. Il risultato? Un cortocircuito mediatico e il susseguirsi di altre storie, nate da menzogne

     


    Il vero volto dello yiddish

    Il vero volto dello yiddish

    Wlodek Goldkron scrive su Il viaggio di Yash
    il capolavoro di Jacob Glatstein


    Se Jacob Glatstein non fosse scrittore yiddish, oggi sarebbe considerato a parità di un Kafka, Joyce o Svevo. Nato nel 1896 a Lublino in Polonia, morto a New York nel 1971, una vita, a partire dal 1914, trascorsa nella metropoli sul fiume Hudson, a differenza del suo collega Isaac Bashevis Singer, Glatstein non ebbe la brillante idea di tradurre i suoi libri in inglese mentre li componeva nell'idioma materno, e magari in una versione diversa rispetto all'originale, come faceva appunto il Nobel per assecondare i gusti di ogni pubblico.


    Identità ebraica e vendetta, torna Arnold Zweig

    Identità ebraica e vendetta, torna Arnold Zweig

    Arturo Bollino scrive su LuciaLibri di La famiglia Klopfer di Arnold Zweig

     

    Avventure rocambolesche e dense d’ironia caratterizzano “La famiglia Klopfer” dell’altro Zweig. L’ultimo erede della dinastia, raccontando di sognatori, contadini, commercianti e intellettuali, si districa fra la complessità della psiche umana e l’affresco del mondo ebraico-tedesco di fine Ottocento.

     


    Le vie della preghiera ebraica

    Le vie della preghiera ebraica

    Anita Mancia scrive su L'Ottavo di
    Schiudi le mie labbra di Haim F. Cipriani

    Ricco di dottrina biblica, talmudica e rabbinica, fulcro, quest’ultima, della preghiera ebraica, il libro di Haim Fabrizio Cipriani non si rivolge soltanto a lettori ebrei, ma a chiunque non abbia chiuso il suo rapporto con la Trascendenza. Ed è in questo spirito di ampio respiro che chi scrive ne affronta il testo.


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