Il coraggio di un ragazzo


Mara Marantonio – angolodimara.com

RECENSIONE DI TEMPESTA TRA LE PALME DI SAMI MICHAEL

Uscito in Patria nel 1975. Si tratta di un altro importante sforzo nell’opera di estrarre dal tesoro della letteratura di Israele “cose nuove e cose antiche”. La vicenda qui narrata si svolge a Bagdad ed ha come sfondo gli anni della Seconda Guerra Mondiale; in particolare l’aprile 1941, quando un colpo di stato fomentato dal Gran Muftì di Gerusalemme, il trucemente famoso Haji Amin al Husseini, porta al potere il leader filonazista Rashid Alì al Gailani, costringendo il piccolo Re Feisal II e la Corte a fuggire in Transgiordania. Il trionfo dei golpisti fu però di breve durata, perché l’aiuto promesso dalla Germania all’Iraq non arrivò e i sogni di gloria sotto la bandiera della croce uncinata andarono in fumo. Tragico epilogo di questa vicenda fu il pogrom (una sorta di vendicativo “colpo di coda”) di giugno, la sera del primo giorno di Shavuot , quando gli Arabi attaccarono i quartieri ebraici di Bagdad, uccisero in una notte quattrocento persone e saccheggiarono migliaia di case e negozi.
Protagonista del romanzo è Nuri, un adolescente ebreo che vive con la famiglia in un quartiere della capitale, dove tra i vicoli scuri abbonda il verde, le case sono circondate “da alberi rigogliosi” e dietro i tetti “svettano le cime delle palme”. Gli Ebrei vivono con una preoccupazione gli avvenimenti che scuotono il mondo e, in primo luogo, il Paese nel quale risiedono da tempo immemorabile, oltre duemila anni; la convivenza con gli altri gruppi religiosi, in specie coi musulmani, si fa via via più difficile. Nuri è consapevole del pericolo che incombe su di lui e la sua gente, ma non rinuncia a prendere parte agli avvenimenti, suscitando così angoscia e rimproveri nei familiari. E’ un ragazzo forte, orgoglioso della propria identità ebraica, dichiarata apertamente, che disapprova con decisione la Paura diffusa tra i suoi, poiché è convinto che occorra combattere il nemico, e non rassegnarsi a soccombere o, in alternativa, fuggire di fronte ad esso. Mentre i parenti ritengono che un ebreo debba sottrarsi al pericolo, egli sostiene che esso vada affrontato dopo averne compreso la causa e le motivazioni.
In tale contesto drammatico si svolge l’esistenza del giovanissimo protagonista, seguito dall’Autore
nel peregrinare tra i diversi gruppi costituenti la vasta compagine familiare. Un mondo tradizionale e patriarcale, con i giochi, le urla, gli scherzi….e i turbamenti provocati in Nuri da Hilà, la zia giovane e affascinante. Il Nonno paterno, ostinato e tradizionalista, una sorta di capoclan, abita nel quartiere più povero di Bagdad, in un’abitazione con la tipica struttura della case patriarcali arabe. Col nipote c’è una sorda ostilità, discussioni a non finire e aspri confronti; ma quando Nuri vuol conoscere la realtà del tempo passato si rivolge al nonno e quando quest’ultimo desidera spiegazioni sui “folli giorni” del presente è il nipote che va a cercare, evitando il figlio con un certo sprezzo.
“Possono uccidere Nuri in qualunque momento” gli spiega il nonno “ma l’ebreo che c’è in te e che loro vogliono annientare continuerà a vivere per sempre”. C’è poi una Bisnonna compiaciuta della propria indipendenza. Donna sorprendente, della quale nessuno è mai riuscito a stabilire l’età precisa, è in grado, pur analfabeta, di calcolare con esattezza a mente “quando e in che giorno sarebbe caduto Pesach o Rosh ha-Shanà”. Tra l’altro ha compreso al volo la gravità dei momenti, mascherati da una coltre di falsa tranquillità.
Zio Haim, marito di zia Rachel -sorella di Hilà- e padre di un neonato, è un piccoletto ricco di iniziativa, la cui bottega si trova nel quartiere musulmano. In particolare da quando i tempi si sono fatti bui, sogna la Terra d’Israele, ma a lungo tiene duro, non intende muoversi e rinunciare così a ciò che aveva costruito nel tempo. Ricorda gli Ebrei d’Europa che rifiutarono di andarsene, nonostante il nazismo. Prenderà, con infinito dolore, la decisione di lasciare quelle terre, dove gli Ebrei risiedevano ben da prima che “le tribù arabe, sotto la bandiera dell’Islam, giungessero dal deserto”, quando verrà privato di tutti i suoi beni e dovrà, con la famiglia, rifarsi una nuova esistenza.
Centro della vita affettiva di Nuri è la coetanea e vicina di casa Denise, figura dolcissima e tragica, la compagna di giochi dell’infanzia, il primo, indimenticato amore. Piene di lirismo e di tenerezza sono le pagine dedicate al tenero rapporto tra i due giovinetti. Lei, dai lunghi capelli neri, lo ammalia con le sue favole, mentre Nuri lancia ridendo figurine colorate alla sua Sherazade…..Entrambi sono appoggiati alla balaustra dei rispettivi tetti. Tale magica confidenza suscita la gelosia della sorellina del ragazzo, Juliette, la piccola di casa un po’ viziata, con la quale egli litiga spesso; ma i due fratelli si vogliono un gran bene e solidarizzano tra loro, specie dopo che Nuri, per colpa della sua irruenza, è stato punito dai genitori. Con toccante lirismo Sami Michael racconta il trauma provocato dall’orrendo massacro su un adolescente e l’inquietudine che lo attanaglia quando vaga silenzioso nella notte nella ricerca vana del suo amore perduto, ripercorrendo i luoghi dove erano stati felici insieme.
Romanzo breve, succoso, come un’arancia ben matura; stupendo e triste, ricco di sfumature psicologiche: paura, coraggio, speranza, terrore, amore, dolore e nostalgia.
Lo stile scorrevole costruisce un testo sempre coinvolgente, in particolare quando ti porta nel cuore del pericolo e fa sì che l’angoscia dei personaggi diventi la tua. Le varie sfumature della storia. Per esempio le conseguenze della fame e della brama di saccheggio su un povero bambino musulmano, Assad, con il quale la sorte è stata davvero matrigna. Quella Strage fu Tragedia anzitutto per gli Ebrei, ma anche per i Musulmani poveri, travolti da fatti più grandi di loro, per i quali pagarono un salato conto. Cariche di pathos le pagine riguardanti le conseguenze operate sui quartieri più miseri della città dalle piene del Tigri, l’impietoso fiume che trascina con sé care abitudini della vita d’ogni giorno, fango, cadaveri di esseri umani e di animali…..Parlanti le scene di misera vita quotidiana, come la lotta tra due piccoli mendicanti per accaparrarsi i mozziconi di sigaretta buttati a terra dagli avventori del caffè: chi arriva prima ne può recuperare il tabacco rimasto, rivenderlo (per pochi spiccioli) alle fabbriche, che ne avrebbero fatto sigarette per i poveri.

Turbamenti d’amore di un adolescente, in barba al pericolo, anzi esaltati da esso; odore di spezie, di dolci orientali e risate di fronte alle acrobazie di un cameriere che ricordano al fanciullo un’insolita danza del ventre.


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