Gli esili di Scholem e Strauss

Stafano Jesurum - Il Corriere della Sera

RECENSIONE DI LETTERE DALL'ESILIO CARTEGGIO TRA GERSHOM SCHOLEM E LEO STRAUSS

Dobbiamo spesso fare i conti con il «non più» e il «non ancora», condizione intrinseca - si dice - della modernità. E anche con la categoria dell' esilio, sia esso geopolitico o dello spirito, biografico o sociale o culturale. Insomma, i temi che conquistano chi ha a cuore, ad esempio, la complessità del pensiero (e della condizione) ebraico-tedesco tra Ottocento e Novecento, la straordinaria apertura dell' orizzonte intellettuale, internazionale e interdisciplinare. Temi che affascinano chi anni fa si appassionò al carteggio tra Walter Benjamin e Gershom Scholem (Teologia e utopia, Einaudi), alla solitudine di chi non trova strade certe e si inerpica per sentieri che attraversano politica e mistica, filosofia e religione, messianismi di diverso segno, Kafka e Brecht e Martin Buber. Adesso l' editore Giuntina pubblica Lettere dall' esilio. Carteggio 1933-1973 (traduzione di Silvia Battelli, pp.256, 14). Ancora Scholem, questa volta però in duetto con il filosofo della politica Leo Strauss - di più: il fondatore della Filosofia della politica -, ispiratore a tutt' oggi di certo neoconservatorismo americano. Così lo studioso della Kabbalah dialoga con il teorico della «scrittura reticente». È la storia di un' amicizia consumata intorno alle grandi vicende del secolo breve. È insieme uno spaccato fenomenale di che cosa significava, non troppo tempo fa, confrontarsi - come dire? - «su tutto», fare ricerca, studiare, insegnare davvero. Basti seguire i tentativi (falliti) compiuti da Scholem per la «chiamata» di Strauss all' Università ebraica di Gerusalemme. Il linguaggio sovente è spiccio. «La prego quindi di non sentirsi contrariato da queste domande che Le pongo direttamente, senza tanti giri di parole...». E via con la richiesta di: elenco completo di tutti i lavori; quali e quanti intrapresi e completati in materia di filosofia ebraica medioevale; grado di conoscenza della lingua araba; livello dell' ebraico; età, eccetera. Poi esistono suoni - ovvero nomi - che solamente ad ascoltarli evocano empiree discussioni e sodalizi sublimi. Ci sono immagini che raccontano percorsi intellettuali e biografici che - come dice il curatore di Lettere dall' esilio, Carlo Altini - «sono comprensibili solo attraverso la categoria dell' esilio: sempre a cavallo di numerose frontiere (filosofia/politica, Atene/Gerusalemme, tradizione/modernità)...». Berlino come modernità, Atene come filosofia, Yerushalaim come ebraismo. In tutto questo vicini e al tempo stesso lontanissimi, Gershom Sholem e Leo Strauss s' incontrano, si intersecano, si accompagnano. In una eterna lotta tra vita contemplativa e vita attiva, tra filosofo e cittadino, tra filosofo e religioso.


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