La verità è una porta aperta

Enzo Bianchi - La Stampa

Anche oggi che ho raggiunto l'età di Mosè, nostro Maestro, chiedo ancora al Santo, benedetto Egli sia, giorni, non per saziare le mie stanche membra, ma per sentire l'eco della voce che porta la risposta». Così, a centovent'anni, Rabbi Shimon «improbabile quanto reale Maestro del passato», si rivolgeva a «figli, nipoti, pronipoti e discepoli» radunati per un ultimo insegnamento.

Parole di vita

Convinto che nel succedersi delle età dell'uomo l'età delle risposte cominci a sessant'anni, il personaggio ebraico uscito dalla penna di Gianpaolo Anderlini trascorre il resto della sua lunghissima esistenza a porsi domande e a offrire risposte interlocutorie, a indagare nei detti dei maestri rabbinici che lo hanno preceduto e a confrontarsi con le sfide che vengono dalla vita quotidiana. Parole di vita. Detti e racconti in forma di midràsh (La Giuntina, pp. 92, euro 12) nasce quasi per gioco - un racconto da regalare a un amico che compiva cinquant'anni - ma in realtà affonda le radici nella tradizione rabbinica che Anderlini conosce molto bene e che sa rianimare con un acuto senso della storia e della contemporaneità: «la nostra salvezza - ammonisce infatti il saggio Shimon - non è da ricercare nel passato e nemmeno nel presente, ma, partendo da quanto Dio ha operato per noi nel passato e dalla nostra fedeltà nel presente, si proietta nel futuro».

Ed è su quest'asse di memoria, fedeltà e apertura al futuro che si snoda una serie di racconti in cui è volutamente difficile distinguere ciò che appartiene alla tradizione ebraica scritta e ciò che è rielaborazione o invenzione dell'autore. Grazie al fascino di una narrazione coinvolgente, il lettore - aiutato anche da un prezioso glossario che gli rende subito familiare l'essenziale della terminologia rabbinica - è introdotto nel mondo del midràsh, cioè della ricerca e dell'interpretazione della Scrittura che a sua volta altro non è che ricerca e interpretazione del senso della vita, di quanto accade intorno a noi, di quanto ci attende nei rapporti con gli altri e con la creazione, fino al rapporto con il Creatore stesso.

Il percorso proposto da Anderlini e dal suo Rabbi Shimon è un itinerario di umanizzazione, «da Adamo al Messia», alla ricerca di chi è in verità l'essere umano, alla riscoperta delle sue grandezze e miserie, delle sue attese e delusioni. Un percorso che, fedele alla tradizione ebraica, trova il proprio snodo decisivo attorno al Séder di Pésach, il racconto attualizzante della Pasqua, esodo dalla schiavitù alla libertà, promessa di misericordia e di pace per l'umanità.

Fino a 122 anni

Il midràsh si rivela ben di più di un semplice genere letterario: è in un certo senso metodo di vita, ricerca incessante del senso nascosto nelle cose, passione per il passato come chiave che apre al futuro, capacità di dubitare delle proprie certezze per acquisirne di più salde. Nella nostra vita infatti «c'è sempre spazio per un'altra interpretazione» e tutta la nostra ostinata ricerca altro non è che «porta aperta e cerchio che non si chiude». Sì, perché, anche se vivessimo come Rabbi Shimon più a lungo perfino di Mosè, «la risposta la si ha, quando la si cerca ancora, a 122 anni».




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