Per non soccombere alla Storia

Giorgia Greco - Informazionecorretta.it


Candidato al Premio Nobel per la letteratura, straordinario cantore d’Israele capace di sondare come pochi altri la psicologia umana, Sami Michael fuggito nel 1948 da Bagdad torna in libreria con il romanzo "Tempesta tra le palme" pubblicato in Israele nel 1975 con il titolo "Sufah ben ha-deqalim": un romanzo che ha reso Michael scrittore di fama internazionale. Come nella meravigliosa saga familiare intitolata "Victoria" pubblicata insieme a "Rifugio" e a "Una tromba nello uadi" nella collana Israeliana di Giuntina, ritroviamo in questa sua ultima opera le atmosfere esotiche e affascinanti della città di Bagdad, un luogo dove lo stesso scrittore ammette di tornare spesso "nei suoi sogni". Protagonista della vicenda, ambientata nell’aprile del 1941 sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, è il giovane Nuri, una figura di adolescente caparbio e dalla volontà d’acciaio che vive con la famiglia in un quartiere ebraico di Bagdad (dalle vie dritte e larghe e dove le case sono circondate "da alberi rigogliosi e dietro i tetti svettano orgogliose le cime delle palme") attorniato dall’amore dei suoi familiari, in particolare della piccola Juliette, la sorellina che gli corre sempre appresso e dall’affettuoso cane Zuzu che non lo abbandona un attimo. Nel paese nel quale vivono da più di duemila anni convivendo pacificamente con mussulmani e cristiani, gli ebrei incominciano a vivere con apprensione i grandi mutamenti che sconvolgono il mondo e che mettono a repentaglio non solo la loro esistenza ma anche le relazioni che da sempre hanno intrattenuto con i vicini arabi. E così per Nuri, l’amico mussulmano Naif con il quale ha giocato e litigato per anni ("erano cresciuti e diventati grandi sotto lo stesso tetto di palme, avevano fatto il bagno insieme nelle acque limpide del Tigri….") si trasforma in un nemico pronto a fargli del male; il custode di una fornace di mattoni che Nuri aveva conosciuto nei suoi vagabondaggi, Jumah, e che incontra nuovamente quando il giovane si reca a vedere la devastazione provocata dalla piena del Tigri, lo mette in guardia "dal tornare alla fornace", presagio di un pericolo imminente. La Comunità ebraica diventa circospetta, si chiude ancor più in se stessa: la paura e la diffidenza diventano una costante nei rapporti umani. Anche a scuola Nuri percepisce mutamenti inquietanti: un professore di geografia, Aharon, che "assomigliava ad una bestia feroce senza canini" diventa un uomo pauroso e smarrito dinanzi al quale gli alunni restano ammutoliti e sconvolti quando pochi giorni dopo apprendono del suo assassinio. Questa escalation di terrore e di antisemitismo dilagante trova il suo culmine nel pogrom che si scatena il primo giorno di Shavuot quando gli Arabi al grido "Allah akbar! Alehum" attaccano i quartieri ebraici di Bagdad devastando e saccheggiando le abitazioni ebraiche e trucidando centinai di ebrei ("….il ruggito della folla animata dalla forza dell’odio sembrava il boato di una cascata in lontananza"). Nuri, il cui carattere forte e orgoglioso, così diverso dai "pavidi ebrei" gli impedisce di soccombere alla paura, si trova nel bel mezzo del quartiere arabo di Bab al-Sheik insieme alla sorellina Juliette, alla dolce Denise di cui è teneramente innamorato e a suo fratello Zvia e assiste impotente alle crudeltà, alle manifestazioni di odio e ai saccheggi perpetrati dagli arabi. Nel tentativo di proteggere la sorellina non riesce a soccorrere i due giovani amici che vengono uccisi nel pogrom e solo dopo molte peripezie torna nel suo quartiere con il cuore oppresso dal rimorso e dalla disperazione (…."risentì l’odore dei suoi capelli che quella stessa mattina gli avevano coperto il viso come una magica cortina. In bocca sentì il sapore salato delle lacrime"). In questo scenario cupo costellato da momenti drammatici ma anche da situazioni di quieta vita familiare, si muove una miriade di personaggi, alcuni appartenenti al tradizionale mondo patriarcale ebraico, come il nonno di Nuri "un capofamiglia ostinato e tradizionalista", fiero della propria identità ebraica che non esita a rivolgersi al nipote con parole di fuoco "Possono uccidere Nuri in qualunque momento, ma l’ebreo che c’è in te e che loro vogliono annientare continuerà a vivere per sempre";altri, come l’affascinante zia Hilà nel fiore della giovinezza e profondamente affezionata a Nuri, è parte di un mondo che cerca il riscatto da un’eredità di sottomissione, retaggio di generazioni passate. Un personaggio originale che desta la simpatia dei lettori è senz’altro la bisnonna dai "capelli lunghi e fini, candidi come la neve" dal carattere indomito che non esita ad attraversare il quartiere in fiamme a dorso di un mulo difendendosi con un bastone da bucato fino a raggiungere ormai sfinita l’abitazione della figlia, sedersi sulla panca e gemere: "Meglio a me che a te. Ma per favore un tè. E che sia forte". L’avventura biografica dell’autore che con grande maestria si riversa nelle peripezie del giovane Nuri, trova nell’epilogo con la partenza della zia Rachel e del marito Haim per la Palestina l’espressione più alta di un’ideologia che ha consentito a molte generazioni di ebrei, in fuga dai pogrom, di esprimere appieno la propria identità ebraica. Autore di romanzi che rappresentano un simbolo di speranza, di pace e di convivenza, Sami Michael ci regala con quest’ultima opera un romanzo appassionante dalle atmosfere esotiche, "una storia sull’amicizia e sul desiderio di non soccombere alla storia", un libro che si impone per il lirismo della sua scrittura, per la forza dei suoi personaggi e in definitiva per la sua straordinaria ricchezza.




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