Il futuro è nel forno di Akhnai

Recensione a Il forno di Akhnai
di Alberto Sinigaglia - Pagine ebraiche 

Come affrontare una catastrofe? Come uscirne? Abbandonando o salvando che cosa? Ostinandosi a cercare quale continuità? Rimbalzati qua e là nei millenni del mondo, tali problemi continuano a riproporsi alle collettività e alle culture afflitte dagli sconvolgimenti attuali. Tra "diaspore migratorie e squilibri di ricchezza", "personalizzazione del potere e potere impersonale dei flussi economici e finanziari", genti sconfitte e disperse vagano in cerca di un futuro. Tre intellettuali si chiedono quale futuro, che cosa contribuisca a determinarlo. E cercano una risposta in un'antica parabola che risale a un disastro: la sconfitta e la dispersione degli ebrei, caduta Gerusalemme nel 70, distrutto il Tempio, perduto tra le fiamme appiccate dai legionari di Roma il centro politico e quello religioso. E' "Il forno di Akhnai" (Giuntina, pp. 251, Euro 16), che Stefano Levi Della Torre, Vicky Franzinetti e Joseph Bali, acuti studiosi dell'ebraismo - e professionisti ben radicati nella società - hanno tratto dal Talmud Babilonese. Siamo presso Giaffa tra il I e il II secolo. Alcuni rabbini discutono se un forno per alimenti, in formelle sigillate con sabbia, sia puro come sostiene Eliezer o rischi impurità come sostengono Yehoshùa e gli altri. Nè una voce dal cielo né i miracoli (o le magie) di Eliezer convincono gli antagonisti, che unanimi lo radiano dalla comunità. Come settecento anni prima l'"Antigone" di Sòfocle, la tragedia del forno di Akhnai rappresenta il conflitto "tra diritto oggettivo e diritto positivo, tra jus fondato su una verità sovrumana e lex come deliberazione umana". Tra la volontà di salvare dalla catastrofe i fondamenti della dottrina (Eliezer) e quella di salvare la coesione sociale (Yehoshùa).
Un crescendo di sorridente ironia precipita in una catena di morti, sollevando questioni decisive. Dove si fonda l'autorità: sulla voce di Dio o sul parere di una maggioranza? Qual è il rapporto verità-convenzione, verità-decisione, cioè tra la "verità - teologica, filosofica, scientifica - e la responsabilità politica"? Fiabesco e paradossale, il racconto si addensa di metafore sociali, giuridiche, etiche. Dalla razionalità e dall'emotività di storie individuali il commento si spinge a scandagliare cime abissali.  


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