La ragazza venuta dalla Bibbia

Lara Crinò recensisce Il libro di Tamàr
di Shlomit Abramson su D di Repubblica


Una ragazzina attraversa le terre riarse dell’antica Israele sulla groppa di un cammello per raggiungere il suo sposo. Si chiama Tamar e ogni notte, nella tenda delle donne della nuova tribù, attende che il ragazzo con cui l’hanno sposata si stenda accanto a lei, ma invano. Quando la dea Ishtar copre il cielo col suo manto nero trapuntato di stelle, il primogenito di Giuda, Er, fugge i suoi fianchi stretti. Si apre così Il libro di Tamar dell’israeliana Shlomit Abramson: un arazzo romanzesco cucito a partire dal racconto biblico della donna che sposò i figli di Giuda, Er e Onan, per poi sedurre il padre e dare il via con suo figlio alla genealogia di David. I fili della Genesi la scrittrice li riannoda restituendoci come una geniale archeologa un medioriente antichissimo, per darci una storia dove Dio non compare, se non nel disprezzo del patriarca Giacobbe per le divinità dei popoli che lo circondano. Ci sono ancora tracce di idolatria, segreti e peccati di uomini e donne e soprattutto c’è in ogni pagina, l’orma della ricchezza narrativa della Bibbia, rimasta nell’Ebraismo come ininterrotta fonte non solo di fede ed esegesi, ma di letteratura. Con esiti curiosi, come questo racconto esotico, “femminista”, sensuale eppure per questo capace di restituirci il senso del sacro.




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    Dicembre 2017
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