Pace ingannevole nei racconti di Anat Einhar

Stefano Jesurum recensisce Peccati d'estate
su Il Corriere della sera

Con Anat Einhar, classe 1970, nata a Petach Tikva, laureata alla scuola d’arte Betzalel, di mestiere illustratrice e designer, scopriamo un altro talento di quel neo realismo tipicamente israeliano impegnato a esprimersi ai margini della Storia. Proprio come in certi film girati a Tel Aviv o a Haifa o a Gerusalemme o all’interno di un appartamento assolutamente anonimo, pellicole in cui capisci di essere lì anche se nulla te lo indica. Forse – e sottolineo forse – anche nei quattro racconti di Peccati d’estate (Giuntina, traduzione di Cecilia Biondi e Yair Haendler, pagine 224, € 15,00) risuona un poco l’eco di Abraham B. Yehoshua quando sostiene che la violazione di norme etiche nei rapporti con il nemico in guerra altera e stravolge quelle stesse norme anche nei rapporti tra genti in pace. Il conflitto infatti, quasi mai evocato e però impercettibilmente presente, fa – come dire? – pendant con lo scontro urbano, incandescente, selvaggio, ingannevole tra individui, dove i sentimenti e le passioni di uomini e donne, giovani e vecchi e bambini, non hanno confini, cambiano in continuazione prospettiva, si sovrappongono tramutando a volte anche l’amore e l’odio in non si sa bene che cosa. È un libro di turbamenti, questo. Un mondo di emozioni la cui facciata ordinata e apparentemente solida può disfarsi in qualsiasi momento. Peccati d’estate: quando un mite professore di liceo perde il proprio cane e comincia ad avere paura dei suoi studenti. Quasi qui: se un immigrato fa «la donna delle pulizie» in casa di una poetessa famosa e fragile che lo accusa di furti non commessi, e alla fine lo spinge a rubarle qualcosa di impensabile. Sotto la maglietta stirata: quando una ragazzina cresce rinchiusa in un tutore ortopedico per la scoliosi e da quella fredda corazza di lumaca sboccia mettendo alla prova i propri limiti con un vicino di casa ubriacone e borderline. Chi morirà per fuoco?: tra i tavolini di un caffè sull’orlo del fallimento una donna che non riesce a rimanere incinta sta per commettere un crimine in cambio di qualcosa che lei stessa non sa se si tradurrà in vita o in morte.
Anche questo è Israele .
Che cosa può significare un cane fatto a pezzi in un attentato? «”Dì grazie”, gli aveva detto Iris alcuni giorni dopo che Guli era morto. “Di un grande grazie, perché ci sono quelli che hanno perso i genitori e fratelli, non cani o gatti.  Immaginati se fosse successa una cosa terribile a me, mettiamo che io fossi morta o che avessi perso una mano o una gamba!”. Tzivi le aveva spiegato che doveva uscire un po’ fuori, tutti quegli anni era uscito a fare una passeggiata con Guli almeno tre volte al giorno, e le abitudini non svaniscono, doveva respirare un po’ d’aria altrimenti …».
«Reuven si era di nuovo alzato e andava avanti e indietro per la cucina, dal muro alla finestra, lasciando impronte invisibili di collera sule mattonelle». «(…) in modo che tutti capissero una volta per sempre che tutto quello che era stato insegnato loro sulle regole della morale, sulla ricompensa e sulla punizione era tutto una grande menzogna».   




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