Cattedrale senza mura

Giulio Busi recensisce Con lo sguardo alla luna
di Roberto Della Rocca sul Sole 24 Ore

Come fare a portarselo dietro un Santuario distrutto? Le torri abbattute, gli arredi trafugati, il grande candelabro d’oro rovesciato a terra, e poi strade, vicoli, case sventrate. Mica si mettono sassi e alberi in una valigia. Chi potrebbe mai sollevarla? Chi sarebbe capace di caricarsi una città sulle spalle? Se volete farcela, dovete imparare a usare lo scalpello dei minuti e delle ore. Assoldate come architetto la luna e fate lavorare per voi il sole. E soprattutto, fermatevi, in assoluta quiete, perché è il giorno sacro al Signore. Per poterlo portare con sé, gli esuli da Sion hanno costruito un Santuario nel tempo, l’hanno reso cavo e sottile, con mura di luce. Il Sabato è simile a una cattedrale, alta e possente. Non occupa spazio alcuno e non pesa nulla, ammesso che non pesi restare un giorno intero a tu per tu con il Padrone del mondo.
Questa architettura di tempo, anziché di pietra, esiste da millenni – nelle preghiere, nel rito, nei ricordi – anche se il primo a parlarne con linguaggio moderno è stato Abraham J. Heschel, filosofo ebreo americano di origine polacca. Ora Rav Roberto Della Rocca srotola la planimetria delle stanze e dei cortili del Sabato, delle feste e degli usi ebraici davanti agli occhi del lettore italiano. Con lo sguardo alla luna, recita il titolo, ma non aspettatevi disimpegno o pigra rêverie. Edificare nel tempo è lavoro improbo, e non basta certo vivere di ricordi, o crogiolarsi nel passato. Questo giudaismo lunare ha tinta d’ocra e di cielo, è concreto e sapiente. Per trovarlo, prendetevi tempo, e col tempo, costruite.




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