Il bambino rapito da Pio IX

Basta l'attacco per dare la dimensione del sopruso: "II fatto che mi accingo a raccontare avvenne a Bologna circa cento anni fa: esattamente mercoledì 23 giugno 1858, alle 10 di sera". Quella terribile sera «sgherri pontifici» entrarono nella casa della famiglia Mortara per prelevare, cioè rapire con un pretesto canonico, il piccolo Edgardo di neanche sette anni. Era accaduto che quando il bambino era stato così ammalato da sembrare in pericolo di vita, la domestica cristiana della famiglia ebraica, lo aveva di nascosto battezzato: in seguito aveva denunciato il fatto alle autorità ecclesiastiche. A quel punto, secondo le leggi dello Stato pont'Ificio, il bambino non poteva più convivere con degli «infedeli» e doveva essere tradotto nella casa dei catecumeni. Così avvenne.

Il piccolo Edgardo tra lo strazio dei genitori venne trascinato via. Crescerà in un ambiente ecclesiastico condizionato al punto da farsi ordinare sacerdote appena l'età lo renderà possibile. Le parole con le quali ho aperto la scheda sono tratte dal volume II caso Mortara, il bambino rapito da Pio IX di Gemma Volli, che la casa editrice Giuntina rimanda in libreria alla vigilia del film che Steven Spielberg si appresta a girare. L'eco dell'evento fu così vasta, in particolare fuori d'Italia, che nella sua prefazione Ugo Volli (pronipote dell'autrice) lo definisce quasi paragonabile al caso Dreyfus in Francia.

Il saggio offre numerose ragioni d'interesse: tra queste la grande forza narrativa con la quale l'autrice ricostruisce gli eventi, fondati su un'accurata ricerca storica. Quando uscì per la prima volta, nel 1960, il saggio riapri un caso la cui memoria era stata appannata dalle numerose tragedie della guerra e degli anni successivi, in primo luogo la Shoah. Probabilmente, scrive Ugo Volli, senza questo studio non ci sarebbero stati i libri, gli articoli, le polemiche, i film. Dell'ampia pubblicistica fanno parte sia saggi importanti come quello di David Kertzer (1997) Prigioniero del papa re, sia opere giustificazioniste come quella di Vittorio Messori secondo il quale, essendo il battesimo un sacramento irrevocabile, la decisione di sottrarlo alla famiglia era impeccabile per il diritto ecclesiastico. II racconto di Gemma Volli è arricchito da un'appendice fotografica: alcuni documenti e immagini dei protagonisti.




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