Sontuoso "Bugiarda"

"Bugiarda” dell’israeliana Ayelet Gundar-Goshen le vale la piena consacrazione. Un’acuta riflessione sulla menzogna, sulle verità di comodo, su quanto siamo disposti a credere. Tutto inizia con la bugia di una ragazza, che sostiene di essere stata molestata da una celebrità al tramonto. Il risultato? Un cortocircuito mediatico e il susseguirsi di altre storie, nate da menzogne

La nuova stella della letteratura israeliana Ayelet Gundar-Goshen racconta la storia del brutto anatroccolo, che diventa cigno, o in qualche modo appare tale, per un cortocircuito mediatico avviato da quella che sembrerebbe un’innocua menzogna che si avviluppa su se stessa, piccola, moltiplicata, ma con grandi conseguenze, un vortice di accuse. Cos’è la menzogna, se non quello che va contro chiarezza, ordine e verità? La letteratura ci fa i conti da sempre e Gundar Goshen declina questo motivo in modo originale e di ampio respiro (per trovare qualcosa di simile, negli ultimi anni, bisogna tornare a Persecuzione di Alessandro Piperno). L’autrice di due splendidi libri come Una notte soltanto, Markovitch e Svegliare i leoni, ne ha scritto un terzo, Bugiarda (258 pagine, 17 euro), tradotto da Raffaella Scardi, pubblicato come i precedenti dalla casa editrice Giuntina, abile a intuire le potenzialità di questa psicologa clinica ed ex giornalista al debutto appena sette anni fa. Un romanzo, quello nuovo, che fonde una profonda analisi psicologica e tratti di ironia, e vale a Gundar-Goshen la piena consacrazione.

L’insulto, la fuga, un testimone

La natura sfuggente della menzogna in un mondo in cui piacciono i pettegolezzi e la verità non ha molto appeal, specie nel confronto con una storia ben costruita, magari verosimile, ma non autentica: ecco cosa ci racconta Bugiarda. Nufar è un’adolescente goffa, timida e infelice (a differenza della sorella Maya), d’estate lavora in una gelateria. Da outsider, da invisibile quale è – c’è un certo sguardo compassionevole del narratore sulla sua solitudine e sulle umiliazioni che vive – non esita a fare qualcosa di terribile, quando viene assalita verbalmente da un’altra figura problematica, un ex celebrità, avanti negli anni, Avishai Milner: in risposta agli insulti che le scaglia contro, Nufar prima fugge e poi inventa un’aggressione, racconterà d’essere stata molestata, alla polizia e a media avidi di storie del genere. Improvvisamente si ritroverà sotto le luci dei riflettori, mentre Avishai Milner finirà in carcere. C’è però un testimone che dalla sua stanza al quarto piano ha visto cosa è successo all’esterno della gelateria e sa la verità, sa che la ragazza è stata solo presa per un braccio…

Piccole catastrofi e verità fluide

La ragazza su cui nessun occhio indugiava finisce in una rete di inganni sempre più grandi, diventa a suo modo celebre e tutti si stringono attorno a lei. Gundar-Goshen, però, va oltre. Ci sono altre figure (a cominciare da Lavì Maimon, che conosce il segreto di Nufar, nonno Elkana, o l’anziana Raymonde, che ha perso da poco la sua migliore amica), altre bugie da raccontare, ipotesi e storie inventate, che invece prendono corpo e hanno tutte conseguenze, piccole catastrofi. La scioltezza narrativa, sorretta da un’immaginazione senza freni, e la contemporanea riflessione sull’inganno e sulle sue conseguenze, su verità di comodo, fluide, da adattare ai propri desideri ed esigenze, su quanto siamo disposti a credere. Un romanzo sublime, come la sua autrice, che aveva convinto anche Amos Oz.

 




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