Archivio

Pura emozione

Corneli Nepote scrive sul suo blog di
Il sacrificio del fuoco di Albrecht Goes

Si parla di ebrei e deportazioni nella Germania nazista con uno sguardo dal livello della strada, lo sguardo di una donna tedesca, moglie del proprietario di una semplice macelleria. Si potrebbe commentare dicendo che è l’ennesimo libro che parla di ebrei e nazisti e dei tormenti che subirono i primi per mano dei secondi. In effetti è così, ancora un libro che parla di quello, quando ormai non tanto la memoria, ma il sentimento di quei fatti e di quel tempo si sta spegnendo. È appena trascorsa l’annuale celebrazione della Giornata della Memoria con la sincera condivisione da parte di molti, ma anche con la sua carica di ipocrisia e di strumentalizzazione. Eppure è solo di memoria che si parla, non già del sentimento, come se bastasse avere cognizione dei fatti per mantenere viva un’emozione. Non basta, si sa. La memoria è una trascrizione della Storia, con tutti i suoi aggiustamenti, omissioni e distorsioni. Non è un sentire l’emozione dei fatti, non necessariamente, anche se certo ne è un prerequisito. Ci si accontenta del prerequisito, della concettualizzazione cerebrale, abdicando alla vita che si sprigiona dalle viscere quando i fatti sono parte del metabolismo. Forse è il massimo che si può fare.



I nostri cani ci insegnano a morire

Stefano Jesurum scrive di Pierre di Yoram Kaniuk
su GLI STATI GENERALI


Da amante di cani e di bambini, nel corso degli anni mi è capitato di leggere sul rapporto che ci lega al cane, definito con il melenso e retorico appellativo di “migliore amico dell’uomo”. Avvertenza: se qualcuno inorridisce al parallelo cani-bambini non prosegua nella lettura poiché chi scrive ha sempre considerato sul medesimo piano affettivo i figli pelosi e no. Mi sono così imbattuto in banali pagine strappalacrime. Spesso. Non sempre però.


Hannah & Benji

Antonio Gnoli scrive de L'angelo della storia su Repubblica.

Conosciamo quasi tutto di Walter Benjamin. Perfino con quali indumenti si trascinava in fuga verso la via spagnola: due camice nella valigia, uno spazzolino da denti e, forse, un manoscritto al quale stava lavorando. Sappiamo della sua vita geniale e non propriamente fortunata. Vengono in mente certe fragili figure di marzapane che allietarono la sua fantasia di bambino precoce.





Pagine (52): | < | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | > | » | Ultima » |
FacebookAnobiiFeed RssTwitterYou Tube
    Ottobre 2017
    L
    M
    M
    G
    V
    S
    D
     
     
     
     
     
     
    1
    2
    3
    4
    5
    6
    7
    8
    9
    11
    12
    13
    14
    15
    16
    17
    18
    19
    20
    21
    22
    23
    24
    25
    26
    27
    28
    29
    30
    31

    ArchivioScrivici