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Racconti: Il Mikvé

di Tomas Simcha Jelinek

Un ebreo errante ha un grande vantaggio: poter errare senza arrossire. Il mikvé, il mikve, la mikvà, non importa. Tra breve dovrò imparare un'altra lingua ed errare in essa nei limiti della decenza. Non è solo questa parola che sbaglierò. Sono gli articoli, le doppie e gli accenti. E poi non solo nella lingua scritta, ma anche in quella parlata.


Gli ebrei visti da Rembrandt

Di Giulio Busi - Il Sole24ore
Recensione:
L'ebreo e l'ebraismo nell'opera di Rembrandt

Di che cosa è fatto l'ebreo nell'immaginario collettivo europeo? Molto spesso è una silhouette definita per assenza, per sentito dire, per eccesso esacerbato, e vive in uno spazio intermedio tra realtà e finzione. Forse è per questo, perché si tratta di catturare un fantasma, che una giovane scrittrice - ancora non sa di esserlo -riesce laddove i più agguerriti sociologi e critici falliscono.

Quando, dove e come verrà il Messia?

Una famosa storiella ebraica racconta della preoccupazione dei rabbini di uno shtettl: e se il Messia dovesse venire da noi, nel nostro villaggio, di notte? Chi lo accoglierà? Noi staremo tutti dormendo e il Messia non troverà nessuno ad accoglierlo! Dopo aver discusso la questione, decidono di chiamare Yossl lo sfaccendato al quale spiegano il problema: "Yossl, capiamo che non è facile, rimanere svegli tutta la notte può essere faticoso, però aspettare il Messia è un grande onore, ma soprattutto, Yossl, questo è un lavoro sicuro!".

E se il Messia tarda a venire, noi anticipiamo il saggio breve del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni sulla presenza del tema messianico nella Torah e nel Talmud. Questo testo è parte della raccolta Il messianismo ebraico curata da Ilana Bahbout, Dario Gentili e Tamara Tagliacozzo.


Némirovsky dama incantatrice

Di Alessandra Iadicicco – Il Foglio
Recensione:
Un bambino prodigio
di Irène Némirovsky

Chissà se quando Irène Némirovsky, ventiquattrenne, giovane russa da otto anni emigrata a Parigi, scrisse per “Les oevres Libres” la storia di “L’Enfant genia” immaginava – ­­­o sperava, o temeva – di scrivere di se stessa. (...)

Racconti: Amor ch'a nullo amato amar perdona

Di Marina Morpurgo dalla raccolta Con gli occhi del racconto

Si chiamava Eliezer, ma dentro di me lo chiamavo dolcemente Lizy. Lui non lo sapeva, ma molto meglio così perché temo che non avrebbe apprezzato, era così timido, lui: Dio può essere una poderosa causa d’inibizione, magari non lo fa per cattiveria, ma il risultato è quello.



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