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I trentasei Giusti

Recensione a Il libro dell'ignoto
da Il Foglio

Dodici racconti dell'americano Jonathon Keats che si svolgono in una realtà dove vivono anonimamente i trentasei Giusti, che secondo la tradizione ebraica ogni giorno salvano il mondo, non sapendo di essere dei Giusti. In questo spazio profondamente idoneo a una narrazione di tipo fantastico, che a tratti sfiora atmosfere della Peste di Camus, si svolgono i dodici racconti sui trentasei Giusti, strumenti di una misericordia che dispone di loro come di pedine di una scacchiera.


Non invano si ricorda la Shoah

A fil di rete
di Aldo Grasso - Corriere.it

Era solo un breve ritratto, ma sono stati minuti di grande intensità, a ricordo di quando la Storia s'intorbida intensamente di crimini. In occasione del Giorno della Memoria, Hallmark (canale 128 di sky, giovedì, ore 20.55) ha proposto la figura di Luciana Nissim Momigliano, medico e psicanalista, sopravvissuta ad Auschwitz.  


Geografia della memoria

Recensione a Parole chiare
di Anna Foa - L'Osservatore Romano

Chi a Roma si trovasse a passare davanti al numero 4 di via del Tempio, accanto alla Sinagoga, troverebbe infissi al suolo dei sampietrini di ottone lucente con sopra incisi i nomi degli ebrei deportati da quella casa. E così davanti a tante altre case. Sono le pietre d'inciampo (...)


Conversazione con Yaniv Iczkovits

La biblioteca d’Israele: Innanzitutto “Batticuore” è il tuo primo libro, e lasciami dire che è molto maturo, inoltre, mi ha trasmesso l’impressione che tu abbia il coraggio di entrare nella profondità delle cose, senza temerne la complessità. Infatti, i rapporti emotivi e psicologici tra i personaggi sono molto articolati e complessi, per questo vorrei sapere quanto ti ci è voluto a scriverlo.


Il testamento etico di Emil Fackenheim

Recensione a Un epitaffio per l'ebraismo tedesco di Emil Fackenheim
di Massimo Giuliani - L'avvenire


Tra i motivi che spingono qualcuno a scrivere un'aotobiografia vi sono la vanità di non essere dimenticati e il desiderio di salvare, in qualche modo, il proprio passato ovvero eventi e dettagli quotidiani che il tempo risucchia senza condiscendenza né apprezzamento. Il filosofo e teologo ebreo Emil Fackenheim (1916-2003) l'ha scritta invece, quasi suo malgrado, per ammonimento, come un grido finale o un testamento etico (tipico della cultuta ebraica tradizionale), per consegnare un messaggio ben preciso agli ebrei e ai tedeschi, lui, ebreo tedesco sopravvissuto alla Shoah e diventato dopo il 1967 una delle voci più significative del pensiero religioso contemporaneo.



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