Tempesta tra le palme

Recensione a Tempesta tra le palme - Il Foglio

La Seconda guerra mondiale è lontana dai vicoli di Baghdad. Ma per l'antica comunità ebraica, l'odore della violenza nazista è a un passo. E' in questa storia che incontriamo Nuri, adolescente su un tetto della capitale, che respira le fragranze della primavera in arrivo. Inizia così "Tempesta tra le palme", romanzo dell'israeliano Sami Michael, nato a Baghdad nel 1926 e candidato al Nobel per la letteratura. Il libro si snoda intorno a Nuri, alla nascita della sua paura della fine ebraica e al suo amore struggente per Denise, la ragazzina vicina di casa, i cui capelli stordiscono come un'ubriacatura. Amore e paura maturano con lui, e il libro è questo. La famiglia di Nuri è una tribù sparsa per Baghdad. Il ramo più antico è la bisnonna materna di forse più di cento anni, il cui solo desiderio è bere un tè forte. Nuri è sul tetto, scruta l'orizzonte, sogna Denise. Gioca con Itzhak, figlio unico di una vedova che maledice Nuri perché porta Itzhak nell'avventura. Adolescenza tra vicoli, giardini, l'argine del Tigri. Nuri fa a botte con Naif, l'amico musulmano che un giorno gli vuole bene, un altro lo odia e gli è rivale nell'amore per Denise. Il fiume incombe con le sue alluvioni lanciate dalla mano spietata di un potere lontano che regola le piene facendo erompere il Tigri sulla città dei poveri, come in un ciclo, allora l'acqua spazza le capanne e uccide.

L'ennesima alluvione apre il romanzo con un boato acquatico che è segnale della natura, avvertimento misterioso di un'apocalisse ebraica. Nuri tocca i diciassette anni e le responsabilità che lo fanno essere più grande dei giochi con il cane Zuzu. Si muove in rapide spedizioni cittadine dove verifica che i parenti siano salvi dai morsi dell'odio di sempre, come quando i turchi chiudevano gli ebrei nei sacchi, li lanciavano nel fiume, ed era tutto. Un giorno Nuri è sul ponte della ferrovia, vuole vedere la città degli alluvionati. Si accorge in ritardo del treno alle sue spalle che ora aumenta l'andatura. Nuri corre sulle traversine sospese nel vuoto, un passo falso e precipita - ma si salva. Il ragazzo vorrebbe sapere come si fa a non avere paura: attraversa i vicoli, va a consultare il nonno materno. Il patriarca è un uomo austero, al limite dell'aridità. Vive sigillato in un quartiere ebraico, assieme ai figli, cugini, la bisnonna, gli zii; è convinto che non mescolandosi a chi non è ebreo, si salveranno. Ogni volta che Nuri va a atrovarlo, si accendono dispute in cui i due si misurano. Il nonno gli dice che un ebreo non può avere paura perché può morire, am niente potrà mai distruggere l'ebreo che è in lui: è questo che li fa proseguire nel tempo. Nuri riceve forza dalla rivelazione, ma non gli basta. Un giorno, è il giorno del pogrom. Denise e Nuri sono insieme nei vicoli e fatalmente si perdono di vista. Gli ebrei sono scannati. Di Denise non si saprà più niente. La grande famiglia si salva in modi che corrispondono ai diversi caratteri. Una zia materna col figlio e il marito si nasconde proprio da un islamista, invocando la legge dell'accoglienza a chi è in pericolo. Nonostante l'indifferenza irresponsabile del nonno, parte della famiglia si salva lanciando mattoni e pentole roventi dai tetti. La bisnonna si annerisce il volto di fango e traversa Baghdad sopra un mulo, fingendo di partecipare ai saccheggi dei quartieri ebraici. La famiglia di Nuri si salva grazie alla presenza nel quartiere di un distaccamento dell'esercito. Per settimane, Nuri è sul tetto. Scruta se Denise tornasse. Che vale ora la vita? Un giorno, al zia cambia la rotta degli ultimi duemila anni. Col amrito e il figlioletto neonato monta su un autobus e parte per la terra di Israele.




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