L'uomo del mistero e i figli dei sopravvissuti

Stefano Marchetti recensisce Alla ricerca di M. su La Nazione

M. è Mulleman, l’uomo del mistero, il fantasma fasciato di bende (sotto cui si celano ferite del passato) che percorre le strade di Vienna e confessa ogni genere di delitto che non ha commesso, «Sono stato io, il colpevole sono io». M. è anche la memoria che resta sepolta, perché per qualcuno è dolorosa, per altri è scomoda, ma che altri ancora vogliono invece riportare a galla come coscienza di sé.
“Alla ricerca di M.” è stato il romanzo di esordio di Doron Rabinovici, intellettuale di origini israeliane cresciuto in Austria, un’acuta voce laica contro tutti i rigurgiti di antisemitismo e di razzismo. Uscito nel 1997, il libro viene tradotto solo ora in italiano ed è quindi precedente ad “Altrove” del 2010, con cui c’è un dialogo ideale. Sotto la maschera di un poliziesco, a tratti surreale, si rivela un fortissimo intreccio di simboli e di richiami anche al pensiero ebraico, come il tema del sacrificio e della colpa, della vittima e del carnefice. Cuore del ‘romanzo in dodici episodi’ è appunto la ricerca, il recupero dell’identità spezzata da parte degli ebrei ‘della seconda generazione’, quelli che non hanno vissuto direttamente la tragedia della Shoah ma che debbono ritrovarne le tracce per riappropriarsi anche di ciò che fa parte del loro essere ebrei.




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