ASSAF GAVRON - LA COLLINA

Roberto Saviano scrive su LA COLLINA sul suo sito

Aspettavo da lungo tempo il nuovo romanzo di Assaf Gavron "La collina". Ero curioso di entrare in un mondo di cui tanto si legge e di cui tanto si parla, ma dal quale non mi era mai giunta una voce autentica, diretta, eloquente che mi potesse spiegare cosa albergasse nelle profondità di questo mondo. La realtà di cui parlo è quella della vita dei coloni israeliani. Sì, perché "La collina" è il primo romanzo ambientato in una colonia, o ad esser precisi, in un avamposto illegale in Cisgiordania.

Grazie alla scrittura di Gavron ho potuto seguire i meccanismi politici e burocratici che portano alla formazione di questi avamposti, e al tempo stesso entrare nei cuori e nelle menti delle persone che finiscono, per un motivo o per l'altro, per abitare su una splendida collina isolata e ventosa al centro di una terra contesa.

"La collina" è un grande romanzo perché non si lascia influenzare da pulsioni ideologiche o propositi politici; è un libro che racconta con onestà e umorismo, come solo la buona letteratura sa fare, le vite di uomini e donne che il destino ha collocato su un palco assurdo e sorprendente.

C'è Otniel Assis che abita a Maalé Chermech C per coltivare i suoi pomodorini e mosso da motivazioni ideologiche, c'è Jenia Freud che vive in un caravan dell'avamposto per questioni economiche, c'è il comandante Omer Levkovitch che cerca di tenere tutti a bada con la diplomazia, c'è Mussa Ibrahim e i suoi campi d'olivi nel vicino villaggio palestinese, ci sono tanti personaggi suggestivi, ognuno alla ricerca di un sentiero che dia senso alla propria vita; ma soprattutto ci sono i fratelli Cooper, Gabi e Roni, le cui vicende sono raccontate con ispirazione da Gavron. Due orfani, due uomini irrequieti, turbati, mossi da un'energia profonda che li difende dai colpi della vita e che li spinge avanti in cerca di una luce, di una salvezza.  Vissuti a lungo in kibbutz, una volta maggiorenni prendono strade diverse, Gabi quella di una vita famigliare a Tel Aviv, Roni quella del rischio e delle speculazioni finanziarie a New York. I reciproci fallimenti li porteranno sulla collina per scoprirsi distanti come non mai, cambiati radicalmente ma in realtà sempre uguali nelle proprie debolezze.

L'ultima pagina si chiude come lo schermo nero di un cinema, lasciandoti sospeso in un finale da compiersi eppure già tutto scritto nelle pagine ricche del romanzo. E chiudendo il libro rimane la sensazione del privilegio ricevuto di aver potuto accedere a un luogo nascosto e protetto, estremo come la luce accecante del sole e la totale oscurità che inondano la collina ogni giorno e ogni notte.




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